Gruppo PHC

Nei primi mesi del 2013 un gruppo di studenti di vari corsi, prevalentemente dell’area sanitaria, fra cui anche Scienze motorie, hanno deciso di uscire dall’università, per intraprendere un percorso di autoformazione, riceca-azione e discussione sul concetto di “salute”, che troppo spesso nell’approccio accademico viene proposto in maniera riduzionista e decontestualizzata in relazione soltanto al suo aspetto biomedico e organicistico. Molto spesso la formazione universitaria, infatti, è incapace di creare un sapere che sappia affrontare la complessità della realtà, non tenendo in considerazione   determinanti  sociali e politici; un sapere del tutto teorico, che collide  con realtà del lavoro in campo, risultando incompleto e inefficace. Tutto ciò inserito in un contesto sociale dove la competitività feroce tra le figure sanitarie (e anche tra noi di scienze motorie, che pur non essendolo produce salute) impedisce o il più delle volte ostacola un dialogo e una collaborazione fra le varie figure professionali. In questo gioco di riduzione e, in seguito, di compartimentalizzazione del sapere, gli studenti si pongono come atomi isolati senza nessuna relazione, nonostante l’oggetto di studi sia la salute; l’individuo, come essere complesso in se e inserito in una società complessa, , viene “ridimensionato” sempre ad una delle sue sfere: biologica, psichica, sociale, affettiva, razionale e raramente trattato come unità.

Il “gruppo salute phc” si pone come obiettivo quello di tentare di superare queste barriere accademiche e istituzionali provando a costruire un percorso di ricerca-azione e formazione nel territorio, dove i saperi delle diverse aree di conoscenza si possano contaminare e dove si possa pensare una politica ed una strategia articolata per migliorare lo stato di salute della popolazione, basata su pochi semplici principi: facile accesso ai servizi, partecipazione delle comunità alle decisioni riguardanti la propria salute e alle attività sanitarie, enfasi su prevenzione e promozione della salute, tecnologie appropriate, integrazione dei servizi sanitari con altri settori (ad esempio la scuola, i trasporti, i lavori pubblici), sostenibilità degli interventi nel medio e lungo termine. Per intraprendere questa strada è stato scelto come luogo di partenza il dormitorio per i senza fissa dimora “Beltrame”, che circa un anno fa ha iniziato un processo di apertura verso l’esterno, nel tentativo di normalizzare un posto che tende ad essere nascosto e emarginato agli occhi della città. È nato così il Condominio Beltrame, un luogo di vita che vuole ridare valore alle singole persone che lo attraversano. Qui abbiamo iniziato a ripensare un percorso formativo in relazione alle nostre esigenze, ai nostri interessi e soprattutto a contestualizzarlo in un ambiente reale e realistico, dove la teoria si scontra con la pratica e con le dinamiche politiche e sociali di tutti i giorni.

 

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