La selezione dei docenti all’università. Il caso di Scienze Motorie

Che l’università sia il regno di baroni e professoroni non è una novità. Che le procedure di selezione per i nuovi docenti/ricercatori/dottorandi siano intrise di clientelismo,  si sa da decenni. Però crediamo che sia bene parlarne sempre e soprattutto che sia giusto rendersi conto di cosa succede realmente. Andiamo a raccontare un episodio reale, successo da poco, in cui è coinvolto un nostro compagno. Per non  svelare  l’identità dei personaggi useremo dei soprannomi: il barone nei panni del Barone e il nostro compagno nei panni di Up il sovversivo (famoso fumetto del 1970, la vignetta a fine storia vi farà capire il perché)

La storia comincia quando a fine giugno 2014 la facoltà di Scienze Motorie bandisce dei posti per esercitatori per varie materie di insegnamento. Il requisito di accesso è la laurea triennale, quindi non si richiede nemmeno una qualifica specifica.

Il laureato magistrale “Up il sovversivo”  fa domanda per varie materie, sapendo che questi bandi sono fatti ad hoc per determinate persone e che per vincerne uno bisogna che ci sia una congiunzione astrale di quelle che capitano ogni due secoli. Egli decide di fare ugualmente domanda perché comunque si dice “non lasciare niente di intentato, non si sa mai”.

Facciamo una piccola digressione su “Up il sovversivo

Si è laureato a febbraio 2014 e lavora nel campo dell’attività motoria ormai da 6 anni. Egli lavora nelle scuole materne, elementari e superiori; inoltre ha sempre lavorato nelle scuole calcio. È apprezzato da tutti i suoi datori di lavoro che, di anno in anno, gli rinnovano la fiducia. È un profondo conoscitore delle dinamiche esistenti all’interno delle scuole ed è un sostenitore accanito dell’attività motoria come mezzo educativo integrale piuttosto che mezzo di creazione di piccoli atleti o come strumento a scopo prettamente igienista. La sua domanda per fare l’esercitatore all’università era anche un modo per fare entrare qualche idea diversa all’interno dei rigidi insegnamenti di Scienze Motorie, dicendo che non esistono solo test, orientamento alla competizione, prevenzione sanitaria nell’approccio all’attività motoria: essa può essere un metodo per fare crescere globalmente la persona e per insegnare qualcosa che va al di là della mera prestazione sportiva.

La congiunzione astrale di cui sopra si realizza: l’esercitatrice che da dieci anni fa le esercitazioni della materia “Educatore Sportivo” presenta la domanda il giorno dopo la chiusura del bando. Impossibilitata ad effettuare illeciti di qualunque tipo (le domande andavano protocollate, in caso di ricorso una domanda protocollata in data successiva alla chiusura sarebbe stata penalmente perseguibile), la commissione giudicatrice si trova costretta ad ammettere “Up il sovversivo”  come esercitatore della materia in questione. Bisogna anche dire che la pubblicazione delle graduatorie è stata ritardata di parecchio. Questo fa sospettare (ma è solo una nostra opinione) che forse ci hanno pensato un po’ prima di ufficializzare la sorpresa di un nuovo esercitatore o chissà…A parte i nostri sospetti complottisti, Up è felicissimo di poter lavorare in università, sono solo 20 ore, per un totale di 5 esercitazioni, ma è comunque una cosa che gli piace fare e che potrebbe, come si è detto, far crescere qualche germoglio di una nuova concezione dell’educazione fisica negli studenti di Scienze Motorie. Inoltre la materia in cui ha vinto è forse quella in cui più è esperto.

Si rivolge quindi al professore titolare della materia, il Barone, che gli dà appuntamento presso la facoltà.

Quando Up arriva il barone inizia una “tirata d’orecchie”  di quelle epocali. Inizia una lunga discussione su come i laureati magistrali si credano onniscienti, pensando di poter insegnare all’università, mentre l’università è il regno della conoscenza, bisogna avere un’esperienza adeguata per poter insegnare lì. Fa un parallelo con lo sport: in nazionale arrivano solo 1 o 2 persone ed all’università è uguale, ci sono al massimo 4 o 5 posti e non sono certo disponibili per uno che si è appena laureato alla magistrale. Bisogna avere le pubblicazioni e l’esperienza adeguata. Ritornando al parallelismo con lo sport dice che guarda caso il coach e il vice di una nazionale femminile di uno sport di squadra sono proprio dell’università, e non è un caso che loro siano lì e Up invece no.

Up tenta di opporre una timida resistenza ad un simile attacco, dicendo che comunque ha vinto il bando e quindi significa che è qualificato per farlo. Il Barone spiega quindi che Up ha vinto il bando solo perché l’esercitatrice che da dieci anni lo fa si è scordata di fare domanda e l’ha presentata in ritardo. Aggiunge una frase forse anche penalmente rilevante: “se avessi saputo che lei non la faceva io avevo una lista di 10 supervisori del Coni a cui avrei detto di fare la domanda!”.

E qui entra in scena una delle cose tipiche di Scienze Motorie e dello sport in Italia: la supremazia assoluta del Coni. Se alcuni in Italia pensano che la privatizzazione dell’università arriverà a momenti, noi ci teniamo a precisare che le facoltà di scienze motorie, per dinamiche di potere e legislative, lo sono già da molto tempo.

Il Barone spiega ad Up che il corso è pensato per poter poi rilasciare una qualifica Coni a chi supera l’esame con cui poi si sarà inseriti in una lista da cui il Coni pescherà educatori per i suoi meravigliosi progetti.

Chiede: tu hai esperienza nei progetti Coni? Up ha lavorato solo tramite delle polisportive all’interno delle scuole, ma questo non sminuisce affatto la sua esperienza, anche perché fuori dalle rigide logiche di prestazione imposti dai progetti tipo l’Alfabetizzazione Motoria, Up è stato libero di proporre, inventare, sperimentare e applicare metodi e pratiche differenti dal solito, immagazzinando una serie di esperienze ma anche e soprattutto di riscontri emotivi e personali dei bambini che qualunque percorso motorio fatto con i tubolari del Coni non può dare.

Il Barone dice quindi: non hai esperienza! Non hai le competenze. Up a questo punto risponde a tono e scorda qualunque timore reverenziale. Dice: prof, tutto può dire, fuorché che io non abbia esperienza. Da sei anni lavoro nelle scuole e coi bambini ed ho un bagaglio di esperienza da porgere agli studenti di scienze Motorie. Studierò i progetti del Coni e li spiegherò se necessario, ma non si dica che non ho le competenze adeguate.

Infine il Barone dice la frase che racchiude tutto il sistema clientelare dell’università: ”…e poi quando qualcuno vuole partecipare ad un bando deve andare dal professore della materia e chiedere se lui vuole la sua partecipazione, per capire se ha le competenze adeguate”. Tradotto: dovevo stabilire io se tu potevi partecipare. Aggiunge: “inoltre bisogna vedere se professore ed esercitatore hanno le stesse idee, perché sai bisogna essere coerenti davanti gli studenti”. Morale: non si può insegnare o dire qualcosa che non rientri in ciò che io penso o in ciò che io sostengo.

Alla faccia dell’università come tempio della conoscenza e del pensiero critico!

noi da questa storia ne traiamo due o tre conclusioni.

La prima è: visto che bisogna avere delle competenze elevatissime, come mai nel bando viene richiesta solo la triennale? Noi che siamo maligni pensiamo che sia fatto apposta per non escludere alcune specifiche persone. Visto che sulla competenza degli esercitatori incontrati durante le nostre carriere universitarie avremmo molto da ridire, ci viene il dubbio che il metodo infallibile di selezione utilizzato, in fin dei conti non sia poi così efficace.

Il Coni entra sempre e comunque a far parte di tutto ciò che riguarda l’attività motoria, anche all’università, imponendo linee guida, qualifiche, approcci. Riteniamo inadeguato che un corso che si chiama “Educatore Sportivo” insegni solo ciò che il Coni vuole e non da invece un’adeguata e varia conoscenza ai discenti di tutta una serie di modalità e metodi che si discostano dal classico approccio sportivo-sanitario.

Infine riteniamo fuori luogo qualunque ingerenza di un professore nel processo di selezione all’università. Se esiste un bando pubblico è giusto e ragionevole che partecipino tutti coloro che ne hanno i requisiti. La poco trasparente valutazione (non esistono tabelle valutative nei bandi, quindi ogni titolo o esperienza può essere valutata a discrezione della commissione), le liste di persone che devono fare domanda, il totale disprezzo verso nuove persone che si affacciano nell’ambiente accademico e che potrebbero turbare l’ordine costituito sono la vera faccia della loro meritocrazia.

Up01

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