Abstract Workshop Promozione della salute e pratiche corporee

Il primo incontro “Dall’Educazione Fisica alle Pratiche Corporee. Un dibattito fra Italia e Brasile”, tenutosi all’interno della Facoltà di Scienze Motorie, ha incentrato il dibattito sul campo dei saperi delle Scienze motorie a partire dall’ampia produzione teorica brasiliana che ha portato alla moderna concezione dell’educazione fisica e delle pratiche corporee. Il primo intervento di Giliane Dessbesell, mestrada dell’URGSF, ha illustrato il processo storico dell’educazione fisica scolastica brasiliana fino alla sua “virata culturale” portata dal Movimento Rinnovatore dell’Educazione Fisica, che per primo conia il concetto di “pratiche corporee”.
Il secondo intervento della Dott.sa Alessandra Bueno ha ripreso il concetto delle pratiche corporee per intrecciarlo al campo della salute e alla discussione circa l’inserimento dei professionisti di Educazione Fisica nel SUS (Sistema Unico di Salute brasiliano), DSCN9159all’interno del quale il professionista comincia a essere riconosciuto formalmente come pertinente e legittimo. In questo senso occorre quindi ripensare programmi di salute che coinvolgano le diverse pratiche corporee nella prospettiva della cultura corporea del movimento, dell’utente come essere sociale e non meramente biologico. Fare cio’ significa ripartire dalla problematizzazione di questi concetti, tanto nella formazione dei professionisti quanto nei servizi di salute.
Tale discorso è stato ripreso anche dal terzo intervento, quello del Dott. Tripi Ferdinando, direttore U.O. Medicina dello Sport dell’AUSL di Modena, che ha presentato i numerosi progetti attivati dall’AUSL Emilia, progetti di grande rilievo nazionale ma che, rispetto agli esempi brasiliani, mancano ancora di una visione globale dell’individuo, svincolata dalla mera prospettiva biologica e medicalizzante,  oltre che della  figura professionale riconosciuta dell’educatore fisico.
L’ultimo intervento a cura del Prof. Bortolotti Alessandro, dal titolo la “Presseologia e la struttura dei giochi motori”, ha proposto una riflessione sull’incertezza terminologica che caratterizza la disciplina in Italia (“educazione fisica”, “scienze motorie”, ginnastica”) come segno di un’evidente debolezza socioculturale del proprio campo di sapere, fortemente vincolato al tecnicismo sportivo e al sapere biomedico.  Secondo il Professore  la disciplina dovrebbe invece dotarsi di strumenti validi e autonomi di analisi.
In conclusione e’ emersa come  “sfida” condivisa quella di trasformare la pratica pedagogica delle scienze motorie in uno spazio di resistenza all’assoggettamento del discorso “attività fisica è salute”,  per mezzo non solo di un chiarimento dal punto di vista teorico e disciplinare, ma anche attraverso pratiche corporee alternative.

Il secondo incontro dal titolo “Pratiche corporee ed esperienze nella comunita’” prevedeva la condivisione  e il confronto tra tre esperienze che in modo diverso fanno riferimento al modello delle pratiche corporee nel campo della salute:f23837504
1-L’Associazione “Fuorigioco” di Perugia che da tempo promuove attraverso attività sportive l’inclusione di persone con disagio, in particolare utenti dei servizi di Salute Mentale. Grande importanza e’ stata data al lavoro di collaborazione tra le reti dell’associazionismo, i servizi e l’Università. È solo mediante questa cooperazione che si possono perseguire quattro obiettivi principali: intrattenimento, socializzazione, riabilitazione e reinserimento nella società con un livello di integrazione superiore.
2- Il progetto “Bel(le)trame in Movimento”, nato pochi mesi fa all’interno del Centro di Accoglienza per senza fissa dimora Beltrame che negli ultimi anni sta attraversando un processo di apertura alla comunità. Il progetto e’ partito da un gruppo di studenti di Scienze motorie e Antropologia, che ha iniziato insieme ad alcuni ospiti e operatori del Centro un percorso incentrato sul movimento e sull’utilizzo del corpo nella forma del gioco, come mezzo di relazione, socialità e potenziamento delle soggettività.
3- L’inizio e la fine del convegno è segnato dall’intervento della  Dott.ssa Marcia F. Mendes che ha riportato la sua esperienza nel campo della Salute Mentale in Brasile. Riportando il focus sulla salute invece che sulla malattia la Dott.ssa ha riflettuto su come le attività di pratiche corporee siano indispensabili per costruire il progetto di vita delle persone. La discussione ha poi messo al centro l’importanza del lavoro in equipe e la democracizzazione dei saperi dei vari professionisti della salute.

Il terzo incontro “Confrontare modelli di intervento che utilizzano le pratiche corporee per la promozione degli stili di vita salutari” si e’ aperto con l’intervento del Dott. Mauro Palazzi, direttore dell’AUSL dell’Emilia, che ha illustrato una panoramica degli interventi intrapresi dal SSN per incentivare l’attività fisica e combattere il fenomeno della sedentarietà. E’ emerso come semplici linee guida e indicazioni non siano sufficienti a incrementare il movimento nel territorio e come ancora oggi molti medici siano restii a consigliare l’attività fisica come strategia di prevenzione e limitazione dei fattori di rischio. In questo contesto risulta perciò fondamentale intervenire sull’attivazione di gruppi e contesti sociali e sulla valorizzazione delle risorse del territorio, interrogandosi sui problemi della comunità e guardando ai fattori determinanti che ostacolano o promuovono l’attività fisica delle persone.
Uno dei programmi di maggior successo è senza dubbio quello del “Gruppo di Cammino” promosso dall’AUSL di Cesena, una realtà unica a livello nazionale per il grande impatto sociale che ha riscontrato sulla popolazione di Cesena, facendo camminare, si stima, da settembre 2011 a giugno 2012 circa ventottomila persone. La specificità, spiega il Dott. Palazzi, che caratterizza i gruppi di cammino sta nella serietà e capacità delle persone che li organizzano, la gratuità, l’orario e il fatto che sia diventato un contesto di socialità  aperto e attraversabile da chiunque.
La testimonianza dell’esperienza brasiliana è stata portata dalle Dott.esse Alessandra Bueno, Marcia Fernanda Mendes e Giliane Dessbesell dell’Universitade Federal do Rio Grande do Sul.
La Dott.essa Bueno ha introdotto alcuni programmi del Sistema Unico di Salute brasiliano (SUS) facendo una premessa sulla diversa conformazione sociale presente nel paese, con una disparità sociale maggiore, mancanza di spazi, strutture e una povertà che rende più complessi gli interventi di comunità. Nonostante le informazioni e le campagne pubblicitarie, le proposte di attività gratuite che incentivano il movimento si sono rivelate inefficaci. E’ necessario ripensare il sistema sanitario slegandolo dalla malattia, in modo che possa attendere al bisogno di salute di tutti, a prescindere dalle esigenze di cura. Il SUS parte già dall’essere vicino al territorio rispetto a quello italiano, tutte le riflessioni teorico pratiche sono volte a rompere il confine tra istituzioni come università, servizi e comunità, per creare un’interconnessione fra le varie realtà che agiscono sulla salute.
La Dott.essa Dessbesell ha descritto  il programma Salute nella scuola, promosso in maniera intersettoriale fra Ministero della Salute e dell’Educazione brasiliani. Gli obiettivi del programma sono una formazione integrale degli studenti, con azioni di prevenzione, promozione e assistenza, la promozione della salute e della cultura di pace, la fortificazione del vincolo tra la rete pubblica scolastica e rete del servizio pubblico di salute, e l’articolazione delle cure primarie con il servizio sanitario. Alcune ricerche mostrano come l’attività ha avuto un maggior effetto in contesti in cui c’è stato il coinvolgimento diretto e partecipativo di  studenti e comunità. L’influenza dei ricercatori è stata fondamentale per colmare il gap di preparazione dei professori, ed e’ emerso che vi siano ancora molte barriere da abbattere per avere dei risultati pratici rispetto alle politiche pubbliche.
L’intervento della professoressa Mendes ha  riflettuto sull’utilizzo delle pratiche corporee nel campo della Salute Mentale. In Brasile, inizialmente, l’Educazione fisica veniva impiegata all’interno delle strutture per la salute mentale unicamente come ricreazione terapeutica, per occupare il tempo libero in ospedale. Successivamente, grazie ad esperienze pratiche di professionisti, si e’ sperimentato come le pratiche corporee all’interno dell’ospedale potevano realmente contribuire alla vita quotidiana di questi pazienti, alle relazioni con il quotidiano e al reinserimento sociale.  Nei CAPS (Centri di Assistenza Psico Sociale) si cerca di evitare l’internazione e di lavorare sugli aspetti psicosociali seguendo il modello di Basaglia, in equipe multidisciplinari e orizzontali che comprendono l’Educatore fisico. La prospettiva teorica della salute collettiva alla base di queste esperienze è quella di utilizzare i servizi in un senso non medicalizzante ma volto alla produzione della salute.IMG_9205

Collettivo Tommie Smith

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