Dove giocano i Fuoriclasse?

Lo sport è senza dubbio un dispositivo biopolitico molto importante per quel che riguarda la categorizzazione, in particolar modo per quella sessuale.
Fin dal 1900, anno in cui iniziarono a gareggiare le donne, la categorizzazione in base al sesso fu il principale motivo di divisione dei diversi sport. Le donne iniziarono a gareggiare a partire dalle seconde Olimpiadi;  l’ideatore dei giochi Olimpici, De Coubertin, volendo riproporre  l’idea  dei giochi ateniesi dai quali le donne erano escluse sosteneva che la differente fisiologia femminile e il diverso ruolo nella società la rendevano inadatta all’attività sportiva.
Affermatasi la possibilità anche per le donne di potar praticare sport agonistico e partecipare alle Olimpiadi, il dispositivo di potere si concentrerà principalmente sul mantenere la differenza tra i generi con la costruzione di due categorie sessuali ben distinte. Verranno enfatizzate così tanto le differenze che alcuni sport avranno una connotazione “prettamente” maschile o “prettamente” femminile, in quanto potrebbero mettere in discussione l’idea comune di “femminilità” o “mascolinità”, portando ad un esclusione totale dell’una o dell’ altra categoria in un determinato gioco, (esempi su tutti la ritmica maschile o il nuoto sincronizzato maschile).
Il sistema di controllo e disciplinamento sportivo per verificare la categoria di appartenenza si chiama “test di genere” . Alle olimpiadi di Montreal 1976 in piena guerra fredda, per paura di “frode” sportiva tale test fu sottoposto ad ogni atleta, e fu tolto solo alle olimpiadi di Atlanta 1996. Diciamo erroneamente test di genere perche questi esami servono a testare l’appartenenza sessuale attraverso le analisi che si riferiscono al tessuto cromosomico, all’anatomia e alla fisiologia anche se per molti l’equivalenza sesso genere risulta essere immediata. Riguardo a questa confusione volevo portare il mio personalissimo contributo riportando il mio programma di fisiologia dello sport:squattrito Prima di analizzare come lo sport agisce da regolatore sociale, serve capire quali sono queste regole. Cosa si definisce con la parola genere o con la parola sesso?
Definiamo per sesso quello che riguarda l’anatomia, la fisiologia la configurazione cromosomica e i caratteri sessuali, genere invece una costruzione culturale di comportamenti che rivestono il corredo biologico, create culturalmente e rafforzate da forze socioculturali dei momenti storici.  “La coppia sesso-genere può essere in qualche modo considerata un’evoluzione della coppia natura-cultura anche se con un’importante differenza: la seconda rappresenta un’opposizione mentre la prima cerca di andare oltre, di mostrare la natura nella cultura”(E.Virgili, 2012).
Il potere, più che riempire la sessualità, la produce. “Questa produzione avviene attraverso la cultura, la società, l’educazione, la religione, la legislazione, la medicina. Questi discorsi producono allo stesso tempo la sessualità normale, eterosessuale, e quella anormale. Producono contemporaneamente sia il modello che tutte le eccezioni, perché non c’è infrazione della regola se non c’è regola”.(E.Virgili, 2012)
Nello specifico dello sport a anche della società esistono solo due opzioni uomo/maschio e donna/femmina l’una vuol dire non essere l’altra e  sostenendo che esistono solo due sessi e due categorie,  si rafforza la logica binaria. “In questa negoziazione l’intersessualità non è un opzione contemplata. Né biologicamente né dal punto di vista culturale si prevede infatti che un individuo possa rimanere in questa condizione. Si tratta sempre e solo di una condizione provvisoria prima di rientrare in una delle due categorie, una sorta di malattie da curare, come suggerirebbe l’uso del termine disturbo/disordine dell’intersessualità che ufficialmente viene usato in ambito psichiatrico”. (E.Virgili, 2012)  Il paradosso è che si cerca con le pratiche di medicalizzazione di  far sembrare naturale quello che è in realtà completamente costruito . Il binarismo sessuale si rileva essere una costruzione medica e sociale che considera il resto come anomalia e non come altra possibilità.
Non fa differenza la categorizzazione del mondo sportivo,  dove non ci sono categorie che Caster-Semenya-001si adattano ai corpi, ma corpi che si adattano a categorie.
Il caso più eclatante è sicuramente quello di Semenya Caster che nel 2008 vinse i mondiali a Berlino sugli 800 metri con 1’55″45 .
La federazione insospettita che Semenya Caster non rispetti la categoria donne dispone per lei il “test di genere”.
“Quindi da una categoria sportiva, da un dato culturale, per definire poi quello biologico del sesso. Questa decisione viene presa, da una equipe di esperti, composta da un ginecologo, un endocrinologo, uno psicologo e un esperto di genere. Dal tipo di persone che compongono l’equipe e dalla loro formazione è facile intuire che i fattori culturali e psicologi hanno una rilevanza particolare nella determinazione del genere. Ma questo significa che di fatto l’equipe fa molto di più che definire il sesso, lo costruisce.”(E.Virgili, 2012)
I risultati dei primi test suggeriscono che Caster Semenya sia una pseudoermafrodita in quanto all’interno del suo utero e ovaie ci sarebbero due testicoli (notizia mai confermata). Continua a gareggiare nella categoria donne, ma porta con sé tutti i segni di una forte medicalizzazione (sicuramente cure ormonali).
In Italia la questione sportiva dell’intersessualità è stata sollevata da un questionario del professore Stefano Scarpa ripreso da Elisa Virgili nel suo libro, che propone 5 diverse soluzioni al problema:
1)L’atleta intersessuato sceglie la categoria in cui competere. Si rispetterebbe così la sua individualità, dando rilievo agli aspetti psicologici della questione, e il sesso non sarebbe considerato solo nei suoi aspetti biologici. Dall’altra parte non bisogna dimenticare che siamo nel contesto di una competizione sportiva e che qualcuno potrebbe vedere questa scelta come un atto di libera affermazione individuale, ma come un modo per gareggiare nella categoria più conveniente e avvantaggiarsi così in modo scorretto.
2)La seconda proposta consiste nell’istituzione di una terza categoria che permetta i diritti degli intersessuati e degli atleti, eliminando i possibili vantaggi o svantaggi che potrebbero avere i primi quando si inseriscono nelle categorie maschili e femminili. Il rischio è però quello di discriminare nel tentativo di non farlo, creando una specie di categoria ghetto.
3)Far partecipare gli atleti intersessuati nella categoria più difficile. Questo farebbe di certo far sentire più al sicuro tutti gli atleti, che con le categorie tradizionali intatte, non dovrebbero temere eventuali vantaggi. Ma per lo stesso motivo gli intersessuati risulterebbero svantaggiati. Inoltre così non si considera affatto il sesso psicologico.
4)Prendere caso per caso tenendo conto delle possibili variabili, fisiche, psicologiche, inerenti alla caratteristica di gara. I ricercatori propongono che questa decisione venga presa da una equipe formata da atleti, intersessuati e non, medici, giudici, organismi sportivi nazionali e internazionali.
5)La quinta la più interessante senza dubbio, perchè prevede che le categorie siano organizzate in base a standard sportivi indipendentemente dal sesso di appartenenza. Ci sembra che questa soluzione rispetti sia gli individui intersessuati che l’equità di gara, oltre ad aprire una riflessione più ampia su cosa sono le categorie sessuali e sulla loro necessità. Alla quinta opzione va inoltre aggiunto che leggendo i trend statistici in molte discipline sportive i record della categoria femminile  tra 50/60 anni saranno identici a quella maschile.10000metri 800metri 100metri

E dunque iniziato il momento di pensare a un nuovo tipo di categorizzazione sportiva?

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AntonioC

Riferimenti bibliografici:

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Elisa Virgili, Olimpiadi. L’imposizione di un sesso, Mimesi, 2012, 105 pagine, 10 euro. (ottimo acquisto!!)

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