Foucault e l’educazione (borghese) del corpo.

Forse ai nostri giorni l’obiettivo non è quello di scoprire che cosa siamo,

ma di rifiutare quello che siamo.

Dobbiamo immaginare e costruire quello che potremmo essere.

(M.Foucault)

Per poter parlare di educazione del corpo, processo definito da Foucault fabbricazione di corpi docili, bisogna partire dal processo con cui la borghesia diventa nel corso del diciottesimo secolo la classe politicamente dominante, da un lato con l’istituzione di un regime rappresentativo parlamentare e dall’altro creando meccanismi disciplinari. Disciplina che se da un lato può voler dire insegnamento, educazione, dall’altro, allo stesso tempo, punizione, castigo, autorità, frustrazione, quindi, repressione.  I corpi diventano le superfici eloquenti in cui si inscrive il potere[1]. Si riscopre il corpo come bersaglio del potere, luogo di investimento dei saperi, oggetto da in-corporare all’interno di una anatomia politica che persegue docilità, utilità, produttività, efficienza[2]. Riprendendo lo stesso Foucault il potere, lungi dall’impedire il sapere, lo produce. L’individuo e la conoscenza che possiamo assumerne derivano da questa produzione[3]. È possibile dunque solo a partire da un potere sul corpo che un sapere fisiologico, organico è stato possibile[4]. Un sapere sul corpo, creato attraverso un insieme di discipline militari e scolastiche.  Il potere, infatti, dispone dei corpi producendo su di essi un sistema educativo che li gestisce, li inquadra, li organizza, fino a produrre su di essi un sistema di segni. Il potere tende a costituire un corpo-linguaggio e un corpus disciplinare in grado di riflettere le forme di dominio che proietta un ordine discorsivo, morale e comportamentale[5]. Le mutazioni economiche del  XVIII secolo hanno reso necessario fare circolare gli effetti del potere, attraverso dei canali sempre più stretti, fino agli stessi individui, fino ai loro corpi, ai loro gesti, a ciascuna delle loro azioni quotidiane[6]. Così anche l’individuo da correggere nasce insieme all’idea di raddrizzare i corpi, di definire e legittimare i comportamenti, le attitudini, le irregolarità, le imperfezioni. Il carcere però è solo uno degli elementi nel ricco insieme di discipline corporali. Tutta la società si articola intorno a un progetto educativo, si presenta come una società educante, anche se essa educa per il potere, per la conformazione ai suoi modelli e ai suoi obbiettivi. Tale educazione si dispone in modo sommerso, nascosto e, al tempo stesso, capillare, micrologico nella società, affidandosi a un fascio articolato di agenzie (dalla famiglia alla scuola, alla prigione, etc.) in cui si fa più esplicito l’obbiettivo educativo, ma in cui la volontà di liberazione, si accompagna alla volontà di governo, di direzione, di conformazione capillare e coatta che in quelle istituzioni deve essere compiuta[7]. Le tecniche educative, se considerate nel loro reticolo complessivo, non possono essere viste come violenza gratuita e irrazionale o condizionamenti politici diretti, ma sono comunque da comprendersi storicamente entro una economia di potere, in quanto il loro dispositivo s’incentra sempre sul corpo, anche quando sembra ignorarlo (come la scuola)[8]. L’educazione a scuola viene chiamata ad intervenire come sapere regolatore sulle pulsioni sui piaceri, sugli affetti, sulle gratificazioni e sui desideri infantili e adolescenziali. L’infanzia (soprattutto quella femminile) viene costituita attraverso una compressione sproporzionata che vede l’interazione di saperi differenti (medicina, fisiognomica, pedagogia, religione,etc.) i quali propongono a loro volta tutta una serie di tecniche, strumenti, manovre (fasciature, esercizi fisici, abiti, indicazioni alimentari, controlli sessuali, etc.). Si aspira così a stabilire una funzionalità dei corpi, una loro omeostasi interna, una regolarità (nuovamente) normale e produttiva[9]. Anche la salute e la malattia del corpo diventano un risultato morale e sanitario grazie alle istituzioni formative: scuola, famiglia e fabbrica producono, secondo un loro proprio regolamento, nuovi corpi erogeni[10]. La scuola, che Foucault ha più volte sfiorato nelle sue ricerche, diventa il luogo che gestisce i corpi attraverso ordinamenti organizzativi, spaziali, temporali, regolamenti specifici, rapporti interpersonali regolamentati. fabbrica-scuolaCosì come avviene per il soldato nell’esercito e per l’operaio nella fabbrica, anche per lo scolaro esiste una fase di iniziazione, una procedualità da seguire, dei risultati da ottenere, degli esami da superare[11]. Si può infatti definire la stessa scuola come un’organizzazione disciplinare e di addestramento fondata sulla regolamentazione spazio-temporale delle varie attività scolastiche: ad ogni allievo un posto assegnato, la funzione dei banchi e delle aule, il rapporto di dominio tra maestro e allievo, l’economia dei tempi di apprendimento e di ricreazione, la categorizzazione e l’unificazione di allievi con lo stesso livello di competenze, la ripartizione di valori e meriti, l’esame e la valutazione con i rispettivi premi e castighi[12]. In Sorvegliare e punire (e non solo) Foucault è interessato alla pratica dell’esame come aggancio esemplare tra pratiche disciplinari, tecniche di controllo e metodologie di osservazione degli individui. L’esame, durante il XVII-XVIII secolo si innesta nelle procedure di osservazione e di controllo insinuandosi, come strategia metodologica, all’interno della diade sapere-potere, poiché l’esame consente di individuare, classificare, squalificare, punire i soggetti attraverso la loro formazione. Scrive infatti Foucault che “quel piccolo schema operativo talmente diffuso (dalla psichiatria alla pedagogia, alla diagnosi delle malattie all’assunzione della manodopera), quel procedimento, così familiare, dell’esame, non mette forse in opera, all’interno di un solo meccanismo, relazioni di potere tali da permettere di prelevare e di costituire sapere”[13]. A partire dal XVIII fino all’inizio del XX secolo si è creduto soprattutto pedagogicamente “ che l’investimento del corpo da parte del potere dovesse essere pesante, massiccio, costante, meticoloso. Di qui i formidabili regimi disciplinari che si trovano nelle scuole, negli ospedali, nelle caserme, nelle fabbriche, nelle città, negli edifici, nelle famiglie […][14].
Scompare il dialogo, mentre cresce l’importanza del rapporto pedagogico un nuovo gioco pedagogico nel quale il maestro/insegnante parla e non pone domande, mentre il discepolo non risponde, ma ascolta in silenzio. Anzi la cultura del silenzio diviene sempre più importante[15]. E per silenzio si intende (soprattutto) quello del corpo.

AntonioC


[1]S.Natoli, Vita buona vita felice, Milano, Feltrinelli, 1990, p.66.
[2]A. Mariani, Foucault: per una genealogia dell’educazione, Napoli, Liquori Editori, 2000 p.46
[3]M Foucault, sorvegliare e punire. Nascita di una prigione, trad.it., Torino Enaudi, 1976, p.212
[4]da Potere-corpo, in Microfisica del potere: interventi politici, a cura di A. Fontana, P. Pasquino, traduzione di G. Procacci, Einaudi, 19824)
[5]A. Mariani, Foucault: per una genealogia dell’educazione, Napoli, Liquori Editori, 2000 p 42
[6]M.Foucault, L’occhio del potere (conversazione raccolta da j.-p. Barou e M. Perrot), ora in J. Bentham, Panopticon, trad. it., Venezia, Marsilio, 1983 p.13
[7]F. Cambi, Storia della pedagogia, Roma-Bari, Laterza, 1995, p.159.
[8]R. Massa, le tecniche e i corpi, cit., p.570
[9]A. Mariani, Foucault: per una genealogia dell’educazione, Napoli, Liquori Editori, 2000 p 51
[10]M. Foucault, Résumé de cours, trad. it., Pisa, BFS, 1994, p.54
[11]A. Mariani, Foucault: per una genealogia dell’educazione, Napoli, Liquori Editori, 2000 p27

[12]A. Mariani, Foucault: per una genealogia dell’educazione, Napoli, Liquori Editori, 2000 p.47
[13]M. Foucault, sorvegliare e punire, cit.pp. 202-203
[14]M.Foucault, microfisica del potere, cit. pp. 140-141.

[15]M Foucault, tecnologia del sé, cit p.28

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