Scuola: la costrizione di un corpo

“L’esistenza non ha attributi fortuiti, non ha nessun contenuto che non contribuisca a darle la sua forma, non ammette in se stessa nessun fatto puro perché è il movimento attraverso il quale i fatti sono assunti”  M.Marleau-ponty

Il processo a mio avviso più importante che avviene dentro l’istituzione scuola e quindi dentro il processo educativo (se così può essere definito) non è quella di trasmettere nozioni come molti pensano, ma è l’addestramento del corpo con la costrizione di esso. Un’istituzione la scuola che costringe un corpo a star fermo dietro un banco fino a 38/40 ore settimanali, un processo che può essere paragonato solo al carcere, altra istituzione totale del nostro tempo. Un corpo addestrato ad essere simile al rigor mortis è un corpo completamente annullato. Come può un processo educativo rinunciare al corpo? Un corpo costretto ha diverse conseguenze tra cui la mortificazione sensoriale, che rende incapace di gustare in modo ricco l’ambiente in cui si vive; il ripiegamento su di sè nel senso di una riduzione delle capacità progettuali, dei progetti sul mondo; la limitazione comunicativa nei rapporti interpersonali; la dissociazione funzionale che specifica parti del corpo piegandole alle esigenze sociali.[1]

Le critiche al sistema educativo sulla mutilazione dei corpi sono, a mio avviso principalmente due, la prima di carattere socio-politico e mi riferisco in particolar modo alla pedagogia libertaria che propone ad esempio il superamento della scuola (descolarizzazione) costruita su modello di fabbrica, la seconda critica ci viene da un fenomeno considerato come la peste moderna cioè i disturbi dell’attenzione le cause di questa “patologia” sono solo per il 2%  ricondotti ad una matrice principalmente biologica per il resto del 98% riconducibili ad una origine multifattoriale (e la scuola è uno dei fattori comuni a tutti). Tra i sintomi della “malattia” cito: “giocare con qualsiasi cosa sia a portata di mano, avere difficoltà a star seduti, essere costantemente in movimento”[2]. Il disturbo dell’attenzione si pone quindi come la punta dell’iceberg che vede la scuola alle prese con la costrizione del corpo e la mortificazione sensoriale una sorta di ribellione fisiologica del bambino. Il corpo dunque come il luogo per eccellenza dove viene applicata la repressione ma anche un punto di partenza per la liberazione soggettiva.

Antonio C.

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[1] TRASATI: Lessico minimo di pedagogia libertaria 2004

[2] PERTICONE Deficit dell’attenzione iperattività e impulsività 2005
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