PROGETTO “GIOCOFUORI”. Corpo, movimento, sport e salute mentale

Dalla collaborazione del collettivo Tommie Smith con l’Associazione Fuorigioco, è nato nel marzo 2012 un progetto, denominato con un gioco di parole “Giocofuori”, tendente alla promozione del benessere fisico, psichico e sociale, in modo da intervenire anche contro l’eventuale processo di de-socializzazione dei soggetti con disagio psichico. Questo progetto nasce dall’esigenza di ampliare la scelta formativa e rieducativa dell’Associazione Fuorigioco in modo tale da far interagire persone che non possano giocare a calcio o magari non ne sono appassionati. Per fare ciò sono stati ideati altri percorsi di attività motoria adattate al contesto della Salute Mentale. Così si svolgono attività di riscaldamento e giochi di socializzazione, giochi sul ritmo, orientamento spazio-temporale, equilibrio e percezione, ginnastica dolce, esercizi di rilassamento e educazione respiratoria, giochi psicomotori e pallavolo. Queste attività prendono in considerazione molti studi di interesse scientifico, filosofico, psicologico, antropologico, pedagogico e sociologico, in cui emerge una vera è propria rivalutazione del corpo e del movimento umano, esaltandoli come elementi indispensabili per la strutturazione dell’Io. Dalle concezioni della filosofia fenomenologica, che supera il dualismo psicofisico inaugurato da Platone e consolidato da Cartesio, “il corpo proprio si dà come costante latore del centro dell’orientamento […] Ogni Io non può prescindere dal percepire le cose sotto dato orientamento”[1]. Il corpo non è più soltanto pensato, ma è soprattutto un corpo vissuto e vivente, non è oggetto ma soggetto, occupando un posto privilegiato per l’Io poiché si pone come punto zero dei nostri orientamenti e perno di ogni prospettiva. Il movimento umano media il soggetto alla realtà, facendo apprendere e acquisire, al corpo stesso, le dimensioni di spazio e tempo. Dalle teorie e dagli studi di Husserl, Merleau-Ponty, Dewey, Freud, Winnicott emerge una relazione forte tra i processi mentali e la corporeità, poiché i mutamenti che si verificano nel vissuto del corpo comportano modificazioni sui processi mentali. Il soggetto si costituisce a partire dell’esperienza corporea, e le percezioni del corpo, soprattutto in movimento, rappresentano la base primaria dei processi razionali. Le teorie fenomenologiche sembrano essere riconfermate oggi dalle ricerche di Damasio, il quale ha cercato di individuare i processi neurobiologici che stanno alla base dell’esperienza cosciente. Secondo l’autore “le nostre menti non sarebbero quello che sono se non fosse per l’azione reciproca di corpo e cervello nel corso dell’evoluzione, durante lo sviluppo dell’individuo e nel momento presente”[2]. Attraverso l’esperienza delle funzioni senso-percettive e emotive, il corpo, rappresentante del mio primo spazio, risulta quindi indissociabile alla conoscenza e coscienza di sé. Infatti dalle prime elaborazioni teoriche riguardo la rappresentazione psichica del nostro corpo, nascono le considerazioni scientifiche di schema corporeo, immagine corporea e immagine di sé, che si strutturano in modo dinamico grazie al movimento e all’azione, all’emozione e alle affettività del soggetto in un continuo gioco di interscambi e rispecchiamenti con la corporeità altrui. Lo sviluppo di un processo mentale patologico, secondo Winnicott, può essere dovuto da un percorso di falsa integrazione di sé (falso sé)[3], in cui se il soggetto non elabora le sensazioni e le immagini diverse del proprio corpo e delle sue funzioni si arriva alla scissione tra psiche e corpo. Questa scissione è confermata dalle teorie di Borgna e Galimberti, in cui i soggetti schizofrenici tendono a distruggere la propria immagine corporea, creando una continua confusione nel percepire i limiti e i confini del corpo, generando quindi difficoltà nel controllo delle emozioni. Le attività motorie e sportive quindi possono dare un contributo importante nell’aiutare ad integrare l’immagine del proprio sé corporeo, a percepirne le potenzialità e controllare intelligentemente gli stati emotivi. Il gioco, utilizzando l’intera personalità del soggetto, bambino o adulto,  stimola la creatività, “ed è solo nell’essere creativo che l’individuo scopre il sé”[4]. Inoltre queste attività non hanno solo il pregio di influire positivamente sulla rappresentazione psichica del nostro corpo, ma incidono anche in modo positivo sulle varie dimensioni della persona: sull’area cognitiva/intellettiva, sull’area affettiva-emozionale, sull’area socio-relazionale e quindi sulla salute bio-psico-sociale. Se svolte in gruppo svolgono un ruolo determinate nel processo di socializzazione, tema fondamentale delle politiche sociosanitarie e degli interventi riabilitativi che mirano all’inclusione e all’integrazione del soggetto con disagio psichico nella realtà sociale. Inoltre l’attività fisica moderata e regolare produce effetti cerebrali del tutto simili agli effetti prodotti dei farmaci ansiolitici e antidepressivi e contrasta gli effetti dannosi prodotti dallo stress negativo, che accumulandosi porta ad abbassare le concentrazioni di alcuni neurotrasmettitori, e stimolare appunto cambiamenti endogeni che stanno alla base neuro-chimica della depressione.

Il progetto Giocofuori, tramite le attività motorie e sportive come nuovo percorso educativo e rieducativo, mira quindi alla conoscenza e coscienza di sé, degli altri, e dell’ambiente circostante cercando di promuovere un luogo di ritrovo e di socializzazione.

Luca Inturri

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[1]E. Husserl, cit., U. Galimberti, “Il corpo”Feltrinelli, Milano 2005 1993 p.137
[2] A.Damasio, “L’errore di Cartesio” Adelphi, Milano 1994 p.24
[3]   F. Morino Abbele su Winnicott,, “La mente creativa. Dare anima all’anima in psicoterapia”, A. Gangeri (a cura di), FrancoAngeli, Milano 2006, p. 36
[4]D. Winnicott, “Gioco e realtà”. Armando, Roma, 2006 p. 94
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